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Tutti, e devo dire che capita anche spesso, quando vediamo una situazione “da riparare”, forse “da capovolgere”, ci lasciamo prendere dal furore e cerchiamo subito di scatenare una rivoluzione. Forse, per dimostrare agli altri quanto siamo bravi, più o meno inconsciamente. Anche io non sono esente da questa tentazione e sono innumerevoli le volte in cui ci casco. In ogni caso, per mio ordine mentale, ogni volta che affronto una riorganizzazione o una ristrutturazione, cerco di impormi sempre la Regola dell’Uno.

La Regola dell’Uno recita:

Una organizzazione di persone è in grado di recepire e accettare una sola modifica al suo comportamento o, quantomeno, una sola modifica alla volta.

Se le modifiche sono più di una, è quasi certo che verranno rifiutate o che troveranno qualche forma di opposizione. Così, si
rischia di non portare a termine neppure uno dei cambiamenti sperati, se non con metodi poco “urbani” che, alla fine, generano
conflittualità e creano un problema in più.

Prendiamo ad esempio la sostituzione o l’introduzione di un nuovo sistema informatico in un’azienda. Un progetto epocale, che troverà inevitabilmente opposizioni, resistenze e luoghi comuni da demolire uno ad uno. Allo stesso modo, anche quando c’è da fare una rivoluzione nella quale non siano coinvolti oggetti monolitici e megalitici come interi sistemi informatici, conviene sempre introdurre una sola modifica alla volta, possibilmente piccola.

Questo approccio consente di tenere sotto controllo il processo evolutivo e di accompagnare le persone nel cambiamento. L’ostacolo principale, infatti, non è tanto rappresentato dalla modifica della procedura operativa in sé, quanto più dalla sensazione di perdita della proprio stato di comfort. Lo status quo è confortevole, il cambiamento è scomodo.

La Regola dell’Uno ha anche il vantaggio di permetterci di concentrarci sul problema e sull’obiettivo da raggiungere senza disperdere inutilmente le nostre forze. Una delle tante obiezioni che vengono immediatamente spontanee è quella che ci fa pensare che, allora, con un cambiamento alla volta, siano necessarie ere geologiche per ottenere un risultato. Non è così.

Intanto, in questo modo si incontrano meno resistenze. Grazie alla Regola dell’Uno, il cambiamento si introduce e si avvia, mentre con lo scontro frontale di eserciti non ci si muove dalle proprie trincee e, alla fine, lo sforzo è esagerato e il risultato limitato. Ricordiamoci che non siamo pagati per lo sforzo ma per il risultato, tra le altre cose.

La Regola dell’Uno, poi, non necessariamente dev’essere applicata all’intera azienda, ma può essere impiegata nella gestione di uffici, processi specifici, singole persone. Dopotutto, alla fine dei giochi, è la singola persona che deve recepire e interiorizzare il “cambiamento atomico”, non l’intera organizzazione.

Terminata l’esecuzione del primo cambiamento, si potrà poi passare al secondo, al terzo, e così via. Si tenga conto che, se si fosse capaci di introdurre un piccolo cambiamento al giorno, dopo un anno, in base al numero delle persone coinvolte, potremmo aver introdotto in azienda anche migliaia di modifiche.

Anche con la Regola dell’Uno, quindi, temo che non ci si possa esimere dall’utilizzo di strumenti di pianificazione e controllo dei progetti.

Da STScasu sfruttiamo l’efficacia della Regola dell’Uno per la gestione di tutti i nostri progetti e clienti. Funziona? Richiedici una consulenza e vieni a scoprirlo 😉