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La vita ci chiede, per un motivo o per l’altro, di scrivere continuamente qualche parola di ringraziamento. Molto spesso, però, il nostro messaggio risulta piatto e poco convincente.

Diciamo un sacco di cose banali. Che la cena è stata fantastica, che abbiamo ricevuto il più bel regalo di sempre o che abbiamo fatto una magnifica vacanza insieme. Magari è vero, ma non riusciamo veramente a descrivere ciò che ci ha colpiti. Per rendere più efficace il nostro messaggio potremmo provare a prendere spunto dalla Storia dell’Arte.

Ringraziare come fa l’Arte

Molte poesie e dipinti, infatti, non sono altro che ringraziamenti rivolti a qualcosa del mondo: un’alba, un tramonto, il volto di una persona amata. Ciò che distingue l’arte grandiosa da quella mediocre è molto spesso il livello di dettaglio della descrizione.

Un artista di talento è prima di tutto qualcuno che ci racconta in modo specifico i motivi per cui una esperienza o un luogo gli sono sembrati preziosi.

Non si limita a dirci che la primavera “è bella”, ma esamina tutti i fattori che contribuiscono a questa bellezza. Le foglie che hanno la morbidezza delle mani di un bambino appena nato. Il contrasto tra una brezza tagliente e il calore del sole. Il canto degli uccelli. Più il poeta passa dal generale allo specifico e più la scena prende vita nella nostra mente.

Lo stesso vale per la pittura. Un grande pittore va oltre l’impressione generale di piacere, scegliendo ed enfatizzando i tratti più attraenti di una figura o di un panorama. Mostra la luce che filtra attraverso le foglie degli alberi e si riflette su una pozzanghera sulla strada. Oppure indirizza l’attenzione verso le montagne innevate o sul susseguirsi di monti e valli che si vede in lontananza. Ci chiede che cosa abbia apprezzato in una scena e poi descrive fedelmente le proprie impressioni.

Parte del motivo per cui i grandi artisti sono rari è che non è facile capire le cause dei nostri sentimenti. Spesso tendiamo a registrare le nostre emozioni in modo vago e, anche se cogliamo il senso generale del nostro umore, non ne sappiamo analizzare le basi. Non siamo così capaci di spostarci controcorrente dalle nostre impressioni verso la loro fonte.

Sembra frustrante doversi chiedere direttamente ciò che è davvero piacevole in un regalo o perché una persona ci sia sembrata affascinante durante una cena. Ma possiamo stare certi che, se la nostra mente è stata colpita, le ragioni di questo interesse si trovano da qualche parte nella nostra coscienza. E aspettano solo di essere scoperte, con destrezza e pazienza.

Così, potremmo capire che non è il cibo in generale a essere “delizioso”, ma in particolare quelle patate che avevano un intrigante sapore di rosmarino e aglio. Un amico non è stato solo “simpatico”, ma ha avuto un tono sensibile ed empatico quando ci ha chiesto come sia stata la nostra adolescenza dopo la morte di nostro padre. La macchina fotografica non è stata solo un bellissimo regalo, ma ha un’impugnatura gommosa molto soddisfacente e un otturatore dal suono confortevolmente ingombrante, che evoca le macchine di una volta.

L’amore? È nei dettagli

I dettagli sono lì, in attesa di essere colti dal nostro setaccio mentale. Più l’elogio è specifico e più funziona. Accade lo stesso in amore: più il nostro partner elenca cosa apprezza di noi e più sentiamo che il suo affetto è reale. È solo quando il partner ha studiato la forma affusolata delle nostre dita, quando ha riconosciuto e apprezzato le nostre fisime, quando sa quali sono le parole che amiamo e il modo in cui chiudiamo una telefonata che i suoi complimenti hanno maggior peso.

La persona che ci ha invitati a cena o ci ha inviato un regalo non è diversa, e desidera gli stessi elogi specifici. Non dobbiamo essere grandi artisti per scrivere un buon biglietto di ringraziamento. Basta individuare ed esplorare due o tre ragioni dettagliate all’origine della nostra gratitudine.