Il CBAM, Carbon Border Adjustment Mechanism, è entrato nella sua fase definitiva il 1° gennaio 2026, dopo il periodo transitorio iniziato il 1° ottobre 2023 e concluso il 31 dicembre 2025. Non si tratta più soltanto di una fase di raccolta dati: le imprese che importano nell’Unione europea merci rientranti nel campo di applicazione del regolamento devono confrontarsi con obblighi più strutturati, legati alla dichiarazione delle quantità importate, alle emissioni incorporate e, progressivamente, alla gestione dei certificati CBAM.
Il meccanismo riguarda settori ad alta intensità carbonica, tra cui cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. L’obiettivo dell’Unione europea è ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni, evitando che produzioni ad alto impatto ambientale vengano spostate fuori dall’UE solo per aggirare costi e regole ambientali più stringenti. Un principio semplice, almeno sulla carta. Nella pratica, per le aziende, significa più attenzione documentale, più coordinamento con fornitori esteri e una gestione doganale sempre più precisa.
Perché il CBAM riguarda direttamente importatori e operatori doganali
Con la fase definitiva, gli importatori di merci CBAM, o i rappresentanti doganali indiretti, sono chiamati a richiedere lo status di dichiarante CBAM autorizzato attraverso il registro dedicato. La Commissione europea ha aperto dal 31 marzo 2025 la sezione del registro CBAM per la presentazione delle domande di autorizzazione, un passaggio che rende evidente quanto il tema non sia più rinviabile per le imprese coinvolte.
Per molte aziende il punto critico non è soltanto capire se una merce rientri o meno nel regolamento, ma costruire un flusso informativo affidabile: codici doganali corretti, dati sulle emissioni, rapporti con i fornitori, documentazione coerente e tempi di presentazione delle dichiarazioni. È qui che il ruolo dello spedizioniere doganale e del consulente doganale diventa centrale. Un errore di classificazione, una sottovalutazione degli obblighi o una documentazione incompleta possono trasformare un adempimento ambientale in un problema operativo.
Il supporto di STSCasu per le imprese importatrici
In uno scenario come quello aperto dal CBAM, l’assistenza doganale non può limitarsi alla gestione formale della pratica. Serve una lettura preventiva delle operazioni di importazione, una verifica delle merci coinvolte, un controllo della documentazione disponibile e un confronto costante con l’evoluzione normativa. STS, attraverso i propri servizi di consulenza doganale, affianca gli operatori nelle procedure di import-export, nello studio delle norme applicabili e nella gestione delle complessità che possono emergere nelle operazioni internazionali.
Il CBAM non è un’etichetta verde da applicare a posteriori. È un nuovo livello di responsabilità nella gestione delle importazioni. Le imprese che acquistano dall’estero prodotti rientranti nel regolamento devono iniziare, o consolidare, un lavoro di mappatura delle merci e dei fornitori, verificando quali flussi siano soggetti agli obblighi CBAM e quali dati siano necessari per procedere correttamente.
Il vantaggio competitivo, oggi, non sta nel dichiararsi sostenibili con parole rassicuranti. Sta nel farsi trovare pronti. Perché la sostenibilità, quando entra nei processi doganali, diventa anche metodo, documenti, procedure e capacità di prevenire criticità. In questo passaggio, affidarsi a professionisti aggiornati consente alle aziende di affrontare il CBAM con maggiore chiarezza, senza inseguire le scadenze all’ultimo momento e senza trasformare ogni novità normativa in una piccola emergenza.
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